Il 6 luglio la delibera Agcom sul Diritto D’autore

L’occhio di Sauron raggiunge la rete
La verità è questa. Stavo sorseggiando una lattina di coca cola ghiacciata quando…no un attimo…forse coca cola non lo posso scrivere…vabbè, una bibita zuccherata artificialmente dalla ricetta segreta, ghiacciata, di fronte al mio Vaio girovagando per…opss, mi sa che nemmeno Vaio posso scrivere. Insomma, il mio computer portatile di ultima generazione e…forse è meglio che specifichi che il computer effettivamente non è mio ma della mia ragazza, si, meglio mettere i puntini sulle i.

Insomma ero li che tra Facebook e la ra…volevo dire, tra uno dei tanti social network in circolazione oggi e la radio che riempiva i silenzi della mattinata balzavo tra un sito e l’altro in cerca di qualcosa di interessante e…BUM! Ho sentito dietro la nuca, proprio al centro del collo, dove si forma una buchetta quando pieghi la testa all’indietro per guardare in alto, proprio in quel punto li ho sentito un lieve pizzicore, come se qualcuno stesse sbirciandomi alle spalle, una presenza inquietante che sembrava dovesse affondare il colpo da un momento all’altro. Ho sentito questa sensazione per tutta la mattinata ma poi alla fine mi ci sono abituato ed ho continuato a fare le mie cose.

A ora di pranzo sono riuscito a staccarmi dal computer portatile di ultima generazione della mia ragazza e, con lo stomaco che brontolava, sono passato in cucina. Col frigo vuoto e poco tempo a disposizione tutto quello che sono riuscito a prepararmi è stata una fetta di buon pane casereccio con tanta cremosa nutella spal…volevo dire tanta buona crema spalmabile alla nocciola per imbandire una sorta di pranzo. E nell’altra mano un’altra rigenerante lattina di bibita ghiacciata zuccherata artificialmente dalla ricetta segreta. Pranzo perfetto direi, tanto comunque avevo in programma nel pomeriggio di infilare le mie nike da cor…le mie scarpe adibite prevalentemente all’esercizio fisico per cercare di superare la prova costume in questa torrida estate.

Mi sono concesso un’oretta per pranzo, a dir la verità, ho guardato un pò la tele dato che su sky danno se…non ho detto sky…volevo dire sulla piattaforma digitale satellitare con la quale ho un regolare contratto c’è sempre qualcosa di divertente da vedere, non fosse altro che per i Simpsons che mi piacciono da…ehm…quei cartoni in cui sono tutti gialli e grassi tranne il vicino coi baffi che però è un rompi. Insomma, quel cartone li mi piace da matti anche se le puntate le ho già viste tutte.
Sembra una pagina di un blog.

Mi correggo.

Sembra la pagina di un blog scritta dopo il 6 luglio.

L'occhio di sauronCerto che è dura questa cosa del copyright.  Al solo nominarlo mi pizzica di nuovo la nuca. È strano essere libero prendendo coscienza che qualcuno sta concedendomi di esserlo.  Mi sono sempre chiesto cosa volesse dire mio nonno o qualsiasi altro nonno quando diceva che si stava meglio quando si stava peggio. La guerra imponeva sacrifici anche se era la guerra di qualcun altro.

E la censura imponeva silenzi che potessero tirare su il morale attraverso le menzogne, attraverso le mezze verità, attraverso l’apparenza che tutto andasse come era previsto, per il verso giusto.

E la storia è insegnante di se stessa, insegnante e alunna che oggi, ventunesimo secolo, in cui conosciamo marte e passeggiamo sulla luna, oggi che con tre sole lettere, DNA, possiamo spiegare Dio, oggi che possiamo permetterci di parlare una sola lingua e farci capire anche dagli alieni ebbene, oggi, in Italia, la storia sta di nuovo insegnando a sé stessa cosa vuol dire non avere la libertà di parola, di espressione, di pensiero.

Forse è per questo che mi sento in colpa a scrivere i nomi propri dei prodotti che fanno parte della mia vita quotidiana, perché, anche se in realtà so a cosa è dovuto quel pizzicorio, ancora non ho chiaro fino a che punto posso tenerlo a bada.

Internet, negli ultimi giorni, ha avuto modo di diffondere il pericolo a cui andiamo incontro. Ha avuto modo, certo, ma solo fino al 6 luglio, appunto, perché dopo, se tutto va come questo stato…di cose ci impone che debba andare, dovremo fare i conti con la coscienza sporca di qualcun altro prima di scrivere anche solo una cronaca semplice di una giornata semplice di una vita che tutto sommato nulla chiede di più se non di essere e rimanere semplice.

agcomL’AGCOM, Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, vuole imbavagliare la rete, vuole darle delle regole tutte nuove che possano asservire ancora una volta chi comanda, vuole sovvertire delle regole non scritte del comune vivere civile. E questa volta lo fa attraverso il copyright.

Non abbiamo nessuna guerra da combattere né popolazioni da convincere ma ci troviamo di fronte ad un’agenzia che con un suo personale giudizio insindacabile potrà decidere che ciò che scriviamo in rete, che sia un blog, un sito, una citazione, un riferimento bibliografico persino, che tutto ciò potrebbe andare contro un qualche diritto di copyright e pertanto sarà meritevole di essere oscurato o persino cancellato, che poi è praticamente la stessa cosa.
È una storia vecchia in realtà, risale ad una delibera del dicembre scorso, la 668\2010, ma il suo effetto lo si vedrà a partire dal prossimo 6 luglio, pochi giorni ancora.

L’Autorità potrà sia sanzionare pesantemente a livello pecuniario chi dovesse contravvenire a tali nuove normative, sia ordinare agli Internet Service Provider di filtrare i siti web incriminati in modo da renderli irraggiungibili dall’Italia. E tutto questo scavalcando un gradino indispensabile in ogni paese civile che voglia mantenere questa dicitura: un regolare processo. In realtà l’iter è leggermente più complesso e “democratico”: il titolare del sito, o del blog interessato dovrà cancellare i file ‘sospetti’ entro 48 ore.

il bavaglio della reteFate attenzione però perché nessuno verrà mai a spiegarvi cosa si intende per ‘sospetti’ né vi offrirà una spiegazione della presunta legittimità dell’azione che state subendo.
Dopo questo periodo ci saranno ancora 5 giorni per potersi difendere di fronte all’altare di AGCOM. Anche in questo caso però occorre molta  attenzione: l’utente non potrà dimostrare in alcun modo di essere legittimato ad inserire quel file né si potrà difendere, ragion per cui trascorsi questo periodo AGCOM passerà ai fatti e cancellerà o inibirà il sito o blog in questione.

Poco importa se era soltanto un mezzo per parlare coi propri genitori in Burundi o la progettazione di un attentato a Palazzo Madama.

Tutto sarà gettato nello stesso calderone e trattatto di conseguenza senza la possibilità di rivolgersi ad un vero giudice. È come dire che rubare una mela e stuprare una ragazzina di 16 o 17 anni sono la stessa identica cosa agli occhi della nuova autorità costituita.

 

Numerosi indizi, ma soprattutto le risposte evasive e piene più di punti interrogativi che di affermazioni del numero uno di AGCOM Calabrò, potrebbero indicare che non sia stata l’agenzia a proporre la delibera ma che abbia soltanto avallato la realizzazione della stessa. E allora chi c’è dietro? Chi ha interesse a far si che l’opinione pubblica non si confronti e non si tenga informata?

Certo, all’indomani di un referendum abrogativo che è cresciuto grazie al tam tam via internet sarebbe troppo facile darsi delle risposte provocatorie e scontate ma mi piace pensare che non sia come sembra. Certo è che anche questa volta non c’è niente di nuovo.

Già visto altrove, in Francia, dove tra il 2009 e il 2010 è spuntata anche dai nostri vicini la stessa identica situazione, identificata con l’acronimo HADOPI, che avrebbe dovuto svolgere le stesse identiche mansioni della legge che va delineandosi in Italia.

Saremo pure stati compagni di guerra, avremo pure fornito al presidente francese una moglie da esibire neanche fosse un fiore all’occhiello (basta che non canti, ndr), ma seguire il governo francese anche nella ridicolizzazione di fronte al resto del mondo mi sembra un po’ troppo come dimostrazione di affetto.

Mi permetto solo di citare un fatto storico: il regime falsava alla propaganda le sconfitte, anche quelle pesanti, raccontando che tutto andava bene e la guerra proseguiva nel migliore dei modi.

E mi permetto inoltre di notare una cosa, in prospettiva storica: se è vero che chi comandava allora  poteva dire quello che voleva da quel balcone di palazzo Venezia, è vero anche che la fame e le macerie intorno ai semplici cittadini, quelle case sventrate causate da bombe che non erano mai state sganciate, quelle centinaia di cadaveri mai morti per le strade se non altro stridevano con le affermazioni rosee millantate in nome di una  vittoria che, in fondo, non è mai arrivata.

A buon intenditor…

(simonedefi)


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